Karate sconosciuto – Enzo Montanari

Shotokan Karate Studio

BIOGRAFIA

Il Maestro Enzo Montanari ha iniziato la pratica del Karate nel 1965. È stato atleta azzurro della nazionale Fesika dalla sua costituzione al suo scioglimento; campione italiano nel ’75 e ’76, due volte vice campione del mondo a Tokyo nel ’71 e ’73 e medaglia di bronzo a Los Angeles nel ’75.

Lasciato l’agonismo, si è dedicato alla ricerca, riuscendo a fondere nella pratica dello Shotokan tradizionale elementi del Karate classico di Okinawa e degli stili interni cinesi. Tutto ciò per riavvicinare il Karate alla disciplina che rappresentava in origine: l’arte della difesa personale per eccellenza. Dal 1968 insegna a Milano, dal 1971 nel dojo di Via Petrarca 8.


KARATE SCONOSCIUTO – 1995

Karate Sconosciuto Enzo MontanariQuando ho avuto le bozze di questo libro ho passato le prime ore della notte a leggere, evocando fantasmi dal passato. Era il 1965 quando ci proponemmo di conoscere il karate, contro il parere dell’inviato ufficiale del Kodokan; con Roberto Fassi, i fratelli Antolini, Bottoni e Corbetta ci trovavamo clandestinamente alla scuola Europa ad interpretare i libri di Henri Plée.

Poi fu la visita di Suzuki e la rottura delle prime tavolette. Infine i corsi regolari di Shirai al Jigoro Kano, ma per questo e altri fatti l’inviato del Kodokan ci lasciò.

Così ho conosciuto il karate giapponese senza ricavarne una grande impressione. Il primo manuale dal titolo “Karate-Do” mi deluse; non vi era accenno alla Via: solo fondamentali, tecnica e forme eseguite in posizioni poco pratiche e talvolta (zenkutsu-dachi) opinabili. Poi la mia attenzione si era rivolta al Kung Fu: ma Chang-dsu-yao, Shin Dae Wong e Fung-yip-ko riuscirono solo ad allargarmi il panorama delle possibilità fisiche dell’essere umano.

Non trovavo quella dimensione che poteva innalzare una tecnica di combattimento a modello di crescita per l’essere umano. Non vedevo che un’abilità spinta agli eccessi, comunque paragonabile a quella di funamboli e giocolieri. Fino a quella notte di poche settimane fa. Quando tutto mi è parso chiaro. Che Enzo Montanari era la persona adatta a sfondare le mura ristrette dell’efficacia e dell’agonismo; che l’India era la Grande Madre dell’essere umano e la cultura cinese (non il Giappone militarista degli anni ’20 o la civiltà agricola di Okinawa) era la caverna del tesoro. Avrei dovuto capirlo prima. C’erano arrivati i pionieri francesi: Jazarin. Godet, anche Plée, ma noi eravamo distratti.

Forse non proprio distratti perché nel Judo gli scritti di Jigoro Kano ci avevano riempito la vita. Ma solo ora, col libro di Enzo, vedo con chiarezza il convergere dei sentieri verso la cima (“ci sono tante strade per salire il Fuji ma tutte portano in vetta”). Enzo Montanari è un uomo che ha tirato diritto; ha affrontato la pratica dura e l’agonismo spinto; ha umilmente fatto suo ogni insegnamento, ma chiedendo la verifica di tutto ciò che veniva detto. Quando qualcosa non è quadrato è andata a cercare di persona e vorrei che un giorno scrivesse il capitolo delle sue avventure in India e Cina.

Ora che ha trovato, interrompe il silenzio uscendo allo scoperto con un libro che non dice la parola “fine” al karate ma che parla della Via, perché altri riprendano questo tema e lo allarghino con le loro esperienze, contribuendo all’epopea di una conoscenza che nel terzo millennio diventerà planetaria.

“Karate sconosciuto” o “La parte nascosta del karate tradizionale” sono strilli che non rendono il dovuto merito a quest’opera, che ancora una volta dovrebbe annunciare la Via. Ma “Karate-do” sarebbe un titolo scontato perché troppe persone ne hanno precedentemente abusato. Leggete e lasciatevi trasportare da Enzo oltre i limiti di una pratica cristallizzata dall’abitudine. Verso gli orizzonti senza fine di cui questo libro vuole solo indicare la direzione.

Cesare Barioli

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